La Musica dei ciechi

di Raffaele Viviani

In scena: Antonella Morea, Lello Giulivo, Roberto Del Gaudio, Mimmo Maglionico, Roberto Trenca e Vittorio Cataldi.

Progetto e regia: Gigi Di Luca

Musiche a cura di Mimmo Maglionico

Scene: Maria Teresa D’Alessio e Michele Lubrano Lavadera

Costumi: Giovanna Napolitano

Fonico: Marco D’Ambrosio

Disegno luci: Gianni Caccia

Responsabile di produzione: Rita Russo

Produzione: La Bazzarra

Debutto: Teatro Trianon Viviani

Scritta nel 1928, la Musica dei Ciechi è un dramma sulla condizione dell’emarginazione, della povertà e dello sfruttamento, ma anche della difesa etica e morale dei più deboli.

Il progetto di questa messa in scena parte da Viviani per andare oltre Viviani, cercando connessioni con altri mondi musicali e con altre storie di fragilità e di diversità.

In uno spazio vuoto, nudo, quasi a delineare una distanza incolmabile tra la presenza e l’assenza di una vita umana, in mezzo al nulla, ecco i ciechi, i mezzi ciechi, gli emarginati, le anime parlanti, accomunati da uno stesso destino, da un bisogno di aggrapparsi gli uni agli altri per sopravvivere.

È il Sud, fragile, pulsante e appassionato, che va da Napoli al Sudamerica, il fulcro di umanità, riflessione e ribellione di questo progetto teatrale. Una rilettura, in continuità con il percorso artistico del regista da sempre caratterizzato dal legame tra teatro e musica dei popoli, in cui è la musica la protagonista.

La musica con i suoi amori e i suoi dolori, la musica dei ciechi, che non suona più, e porta con sé il silenzio, unica possibilità di protesta in una società fatta solo di rumore.

«Con La musica dei Ciechi e, nella seconda parte, di altri mondi ciechi, ho sentito – spiega Gigi Di Luca – la necessità di legare l’opera di Viviani ai temi universali e contemporanei. Alla cecità del mondo, all’incapacità dell’uomo di porre sguardi sull’emarginazione e sul disagio sociale. Il linguaggio della musica diventa narrazione di storie e di paesi apparentemente lontani ma molto simili tra loro, e va al di là del testo stesso».