Cantata per la festa dei bambini morti di mafia

LA BAZZARRA

presenta

“Cantata per la Festa dei Bambini Morti di Mafia”

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http://www.youtube.com/watch?v=x_RBTXTjsdM&list=UUD-ZszLmvs4InZELBOJf3wg&index=4&feature=plcp

http://www.youtube.com/watch?v=TnxR-EN6I1c&list=UUD-ZszLmvs4InZELBOJf3wg&index=3&feature=plcp

di Luciano Violante

con

Arduino Speranza, Marco Matarazzo, Mariangela D’Amora, Gaia Bassi, Milena Di Iorio, Raffaella Pontarelli, Maria Chiaravalle, Jenny Marano, Diego Sommaripa.

Musiche composte ed eseguite dal vivo dai fratelli Mancuso

Adattamento e regia

Gigi Di Luca

La “CANTATA PER LA FESTA DEI BAMBINI MORTI DI MAFIA” è un racconto bellissimo di Luciano Violante scritto nel 1994 per ricordare le tantissime vittime delle mafie.

Il punto di vista de”La Cantata “, è quello delle vittime della malavita organizzata, che da un loro “aldilà”, osservano le vicende terrene avvelenate dal crimine, dalla complicità, dall’omertà e dall’inerzia morale.

Tra questa folla di uccisi, stanno i bambini vittime della mafia. Vittime inconsapevoli di un sistema che scardina la base del pacifico vivere comune, disseminandolo di sangue innocente e paura. Per loro, tutti gli adulti decidono di organizzare una festa, un corteo che dalla Sicilia riesce a coinvolgere l’intero Sud-Italia; la consapevolezza della forza della rettitudine umana rispetto alla vigliaccheria della criminalità, qui si manifesta nella rinascita della natura, nel rifiorire dei fiori e degli alberi, in una straordinaria notte, dove tutto si trasforma.

Nella cantata l’aspetto politico e l’indignazione civile ritrovano le loro radici profonde nei sentimenti più elementari: l’amore e la sofferenza, la rabbia, la solidarietà e il bisogno di giustizia.

La piaga che prende il nome di mafia si rivela qui nella sua essenza di offesa all’umanità.

La messa in scena di totale coralità, tocca più piani narrativi: parola, musica e immagini, si fondono e si contrappongono in una sola partitura musicale. Un solo canto a più voci che si sposta dalla poesia alla denuncia, dal reale al surreale, dalla morte alla vita. Ed è proprio la vita, nel più ampio significato, protagonista di questo spettacolo; la vita, con il gioco, il ballo, la festa popolare, la partitella di pallone, simboli di una esistenza distrutta, non vissuta, di un’infanzia negata.

Non è la morte che si racconta ma la vita e il desiderio di viverla intensamente.

Le musiche dei Fratelli Mancuso, sottolineano i momenti del dramma, della festa e del rituale corteo processionale in cui ci si ritrova ad essere uniti.; suoni provenienti da un Sud dilaniato dalla violenza e dai soprusi, che evocano sensazioni di un tempo non morto, ma soffocato sotto un cumulo di macerie fatte di corruzione, degrado, omertà, sangue criminale ed innocente. E’ come se al sistema malavitoso si opponesse un “Controsistema” che utilizzando gli stessi stilemi verbali ri-scopre una terra ancora pura nonostante il marchio di ferocia che la contrassegna. Una Madre Terra finalmente libera, fatta di tradizioni, parole, suoni e amori.