La casa di Bernarda Alba

La Bazzarra

presenta

Un Progetto di Gigi Di Luca

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http://www.youtube.com/watch?v=993kAE2uctU&list=UUD-ZszLmvs4InZELBOJf3wg&index=2&feature=plcp

http://www.youtube.com/watch?v=lp_D51iQDuo&list=UUD-ZszLmvs4InZELBOJf3wg&index=1&feature=plcp

La Casa Di Bernarda Alba

di Federico Garcia Lorca

Trasposizione in Napoletano di Fortunato Calvino

Personaggi ed Interpreti

Bernarda Alba – Cristina Donadio

La Ponzia – Gina Perna

Angustia – Lisa Falzarano

Maddalena – Roberta Serrano

Amelia – Ilaria Scarano

Martirio – Ivana Maione

Adele – Chiara Baffi

e con

Gruppo Vocale Faraualla

Immagini In Scena di Oreste Zevola

Adattamento e Regia

Gigi Di Luca

Assistente alla Regia

Maica Rotondo

Scenografie Costumi

Luigi Ferrigno Grazia Colamarino

Disegno Luci Realizzazioni Sceniche

Gianni Netti Armando ALoisi

PRESENTAZIONE

La casa di Bernarda alba è considerata il capolavoro del teatro contemporaneo spagnolo che Garcia Lorca scrisse nel 1936, due mesi prima di essere ucciso dai falangisti.

Tutto ruota intorno alla figura chiave del matriarcato, di una donna che ha nella miticità della sua figura un forte elemento androgino: l’essere maschio del potere e l’idea femmina della dittatura.

Alla morte del secondo marito, Bernarda chiude le cinque figlie in casa “… per tutti gli otto anni che durerà il lutto non entrerà in questa casa il vento della via. Facciamo conto di aver murato coi mattoni porte e finestre. Intanto potete pensare a ricamarvi il corredo…”

Bernarda è insieme vittima e carnefice del sistema familiare di cui è a capo, un popolo di donne, soffocate da continue privazioni all’interno di quattro mura in cui non si “può” ridere, non si “può” amare, non si “può” vibrare. L’essere insieme donna e uomo la innalza ad antomasia di potenza estrema, a figura bifronte che contemporaneamente può generare e distruggere.

Evidente, è la contraddizione di Adele, la figlia più piccola, bella e ribelle, che si oppone al regime della madre e a tutte, vuol vivere fino in fondo il suo desiderio e non accetta le repressioni.

Bernarda, non riesce a controllare i bisogni delle sue figlie, può murare la casa, ma non la voce, i pensieri, le pulsioni, gli istinti erotici di queste donne che più sono costrette, più sono impotenti, più desiderano.

La Casa di Bernarda è una storia di possessione e di miseria, di ideali frantumati ed avvelenati.

Lo spettacolo, tradotto in napoletano, che vede in scena undici donne, è un coro di voci dolci e amare, rauche e chiare, una galleria di icone di virago e vergini, madonne e maliziose signore, di donne semplici che amano e sognano di essere amate, che accarezzano una fantasia e ci raccontano un Sud con i moti e i fatti del loro corpo.

NOTE DI REGIA

Lavorare alla messa in scena di un testo come La Casa di Bernarda Alba ha permesso di intraprendere più strade di esplorazione con l’intento e la volontà di agire su più piani narrativi.

Il progetto nasce dall’idea di ambientare nel nostro Sud lo spettacolo per raccontare attraverso “ i segni” della cultura popolare il matriarcato, le oppressioni, le donne e la loro voglia di libertà.

La trasposizione in napoletano affidata a Fortunato Calvino amplifica la carnalità del testo originale. Le parole terra, grano, mare, sale, verginità, merletti, lenzuola, lino, rappresentano la tradizione, il punto di partenza, la materia da plasmare e da cui far nascere l’idea di un nuovo “tessuto” tutto contemporaneo su cui si muovono contemporaneamente memoria e presente.

La messa in scena attraversa diversi codici espressivi che diventano significato. Tutto ciò che è parola, è tutto ciò che accade nella casa di Bernarda, è tutto ciò che è lecito, tutto ciò che è legittimo vivere. Le parole rinviano, però, sempre al non detto, a qualcosa che accade altrove: un altrove che è dentro, che è il desiderabile; un altrove che è il mondo esterno, che va tenuto fuori perché torbido e capace di corrompere.

Il desiderabile viene affidato alla pura vocalità, che assume funzione evocativa. Ciò che non può essere detto, ma solo suggerito è interpretato dal gruppo vocale delle Faraualla. I loro ritmi, le loro voci raccontano i suoni della memoria, suoni che talvolta sono dolci, talvolta lamenti e urla di dolore.

Pura vocalità volutamente non accompagnata da strumenti in nome di un’arcaica polifonia, forte segno stilistico di un mondo ancestrale.

Il mondo esterno che Bernarda vive come capace di corrompere, è stato affidato al tratto pittorico di Oreste Zevola. Artista immediatamente riconoscibile per la sua interpretazione di ciò che è mito, vissuto attraverso una simbologia ancestrale. Zevola ha creato l’immagine baffuta di Pepe il Romano, (nel testo di Garcia Lorca quest’uomo conteso viene solo nominato ma non appare mai), ha realizzato l’espressione figurativa inquietante delle “malelingue” che giudicano e condizionano, simboli di una terra malata che va bonificata, di un seme che va estirpato, ha tradotto in segni l’aspetto materno e tranquillizzante di Maria Josefa, madre di Bernarda Alba.

Maria Josefa immagine di grande femminilità, scompare come personaggio vero e proprio, per apparire come icona creatrice ed universale, connubio anch’essa di maschio e femmina, tant’è che la voce fuoricampo che le dà vita è quella di Antonio Buonomo.

La scelta di una voce maschile per il personaggio di Maria Josefa è dettata dalla precisa intenzione di legare questa figura, così come l’inero universo maschile, al mondo che va tenuto fuori dalla “Casa”.

Tutto ruota intorno alla figura del matriarcato di Bernarda, donna mitica che racchiude un forte elemento androgino: l’essere maschio del potere e l’idea femmina della dittatura.

Bernarda è insieme vittima e carnefice del sistema familiare di cui è a capo, un popolo di donne, soffocate da continue privazioni all’interno di quattro mura in cui non si “può” ridere, non si “può” amare, non si “può” vibrare. L’essere insieme femmina e maschio, la innalza a potenza estrema perché completa, perché in grado di generare ma anche distruggere.

La rappresentazione inizia con grida maschili, che suggeriscono una presunta morte violenta del marito di Bernarda per mano di quest’ultima, ma il fatto che siano pronunciate in lingua spagnola sono un chiaro rimando all’omicidio di Lorca per mano dei falangisti.

Urla strazianti che nel finale sono pronunciate in vari idiomi del Sud del mondo e dialetti del nostro meridione.

Gigi Di Luca